Perché Heloria Tempe?

 

“Questo paese Elorino insino all’età d’oggi è molto ameno e grato, sì per la veduta di terra e di mare, come per la comodità del cacciare, del pescare e dell’uccellare, ed Ovidio nel 4 libro de’ Fasti lo chiama le Tempe Elorie, per la diversità e vaghezza de’ fiori, per la dolcezza del canto degli uccelli e per l’amenità della pianura, dove si vede quasi sempre una primavera.” Così descrive la piana di Noto Tommaso Fazello, monaco periegeta. È in questi luoghi, dove si insediarono Greci, Siculi, Arabi e Bizantini, che si trova la spiaggia di Eloro. Sottostante agli scavi archeologici della omonima cittadella fortificata fondata dai Greci tra l'ottavo e il settimo secolo a.C., questa è una distesa di dune sabbiose e sabbia dorata e finissima, incastonata nella tipica macchia mediterranea: il giallo delle margherite, il verde dei tanti olivastri ed il fucsia del fiordaliso di spiaggia fanno da contrasto alle varie gradazioni d'azzurro del cielo e del mare. Ci troviamo nella zona nord dell'incontaminata Riserva di Vendicari, anello di congiunzione con il mondo arabo non solo perché le sue paludi sono luogo di transito di uccelli diretti in Africa o provenienti da quelle coste, ma anche per i nomi delle località, per la sua flora, "per il caldo opprimente che invita all'ombra, al vino fresco, alla poesia..."